Lotta Greco Romana

lotta greco romana

Si tratta di una disciplina da combattimento olimpica. La Lotta si distingue in due stili differenti: Libera, in cui è consentito atterrare l’avversario con prese alle braccia, al corpo ed alle gambe; Greco-Romana, in cui invece non sono ammessi colpi al di sotto della cintura e le gambe dei due contendenti non possono entrare in contatto. Lo scopo finale comunque è quello di atterrare con le spalle a terra l’avversario.

La Lotta Greco-Romana, contrariamente a ciò che il suo nome potrebbe far supporre, non ha nulla da vedere con queste due civiltà del passato e tanto meno con i colpi della lotta antica (Pancrazio). I colpi nella Lotta Greco Romana sono 5 ma essi vengono portati in tutte le condizioni e posizioni possibili, creando così un immenso repertorio tecnico. I primi cenni storici della lotta si hanno già nella Bibbia, quando Mosè la definisce un ottimo “avviamento alla ginnastica bellica”. Cercare le radici della Lotta sarebbe sicuramente un’impresa ardua. Il cosiddetto “fare alle braccia” era impresa agonistica istintiva e pertanto antichissima, documentata da reperti della civiltà sumerica di 5000 anni fa.

Nei Giochi Olimpici dell’antichità, la lotta fu introdotta nel 708 avanti Cristo: nella sedicesima Olimpiade venne affiancata alla corsa insieme al pentatlon. La Lotta veniva iniziata in piedi, non era necessario far toccare all’avversario il terreno con le due spalle per ottenere la vittoria ma occorreva che il rivale fosse gettato a terra tre volte perché si dichiarasse vinto. Le gare erano ad eliminazione diretta: chi vinceva tutti gli incontri era definito “anefedro” ma il titolo più ambito era quello di “aconita”, attribuito a chi trionfava per rinuncia dell’avversario che riconosceva la propria inferiorità prima di combattere. Il più celebrato campione olimpico della Lotta fu sicuramente Milone di Crotone, che vinse sei volte, nel periodo che va dal 540 a.C.(aveva 15 anni secondo Strabone) al 516 a.C. Presso i Romani la Lotta era praticata come formidabile mezzo di allenamento militare mentre nel Medioevo erano permessi tutti i colpi cosiddetti “proibiti”: pugni alle tempie e sui denti, ginocchiate nel ventre, strangolamenti, violente testate. La lotta moderna fu praticamente rilanciata da atleti professionisti che godevano di larga popolarità nella seconda metà del XIX secolo e nella prima metà del XX. Fra questi vanno ricordati anche gli Italiani Basilio Bartoletti (a cui viene attribuita la creazione del termine “Lotta Greco-Romana”), Pietro Dalmasso e, soprattutto, i fratelli Emilio, Massimo e Giovanni Raichevich. Quest’ultimo, con innumerevoli successi conseguiti in una carriera ventennale ai massimi livelli mondiali, è diventato sinonimo di lotta, campione invincibile che si tramuta in leggenda anche per il suo patriottico irredentismo. La vita agonistica dei lottatori prevede fasi e categorie successive: esordienti dai 13 ai 15 anni; cadetti 16 e 17 anni; juniores dai 18 ai 20 anni; seniores dai 21 ai 35 anni. E’ anche possibile gareggiare nella categoria Master dai 36 ai 50 anni. La Lotta viene praticata nei due stili olimpici della Greco-Romana e dello stile Libero, aperto anche alle donne. Con l’introduzione della lotta femminile nel programma olimpico, sono state variate le categorie di peso, che attualmente sono per gli uomini quelle dei 55, 60, 66, 74, 84, 96 e 120; per le donne dei 48, 55, 63 e 72 chilogrammi. Questo tipo di lotta non consente prese dalle anche in giù ed è vietato servirsi degli arti inferiori. Non sono ammessi i colpi dolorosi o che possano provocare ferite anche solo superficiali, e l’atleta deve indossare una tuta aderente. Non è ammesso neppure cospargersi di oli od altri unguenti che rendano la presa più difficile.

REGOLAMENTO DI GARA

Il controllo del peso degli Atleti, si effettua la sera antecedente alle gare. Tutti gli incontri ufficiali sono diretti da una terna arbitrale composta da 1 Presidente di tappeto, da un Arbitro e da un Giudice. Il punteggio degli atleti viene segnalato con palette numerate e riportato su segnalatori luminosi. Si può vincere un incontro portando l’avversario con le spalle a terra: “ATTERRAMENTO”.

Oppure per “SUPERIORITÀ’ TECNICA” (10 punti di differenza) o abbandono del combattimento da parte di uno dei due Atleti o per squalifica di uno di essi per comportamento antisportivo.

Nei casi suddetti l’incontro termina prima del limite e l’Arbitro assegna la vittoria.

Qualora l’incontro dovesse concludersi alla scadenza del tempo regolamentare si avrà la vittoria “ai punti” e sarà dichiarato vincitore chi avrà conseguito il migliore punteggio tecnico. Relativamente ai PUNTI TECNICI, la lotta prevede tecniche e colpi eseguiti dalla posizione “in piedi” ed anche dalla posizione “a terra”.

Questi ultimi derivano prevalentemente dallo sviluppo e dall’evoluzione tecnica di colpi partiti dalla prima posizione. Fanno eccezione i colpi effettuati sull’avversario posto dall’arbitro nella posizione di “greca”, ginocchia e palmo delle mani a terra (carponi), decisione conseguente ad alcune situazioni negative (richiamo per passività, uscita dalla materassina in posizione di pericolo). Un lottatore è nella posizione di pericolo quando le spalle sono rivolte verso terra con un angolo inferiore ai 90 gradi. Il regolamento prevede azioni tecniche la cui esecuzione premia da 1 a 5 punti.

Le categorie vanno in base al peso e sono:

  • Pesi Minimosca
  • Pesi Mosca
  • Pesi Gallo
  • Pesi Piuma
  • Pesi Leggeri
  • Pesi Welter
  • Pesi Medi
  • Pesi Medio – Massimi
  • Pesi Massimi
  • Pesi supermassimi

    Il valore dei punti è maggiore o minore a seconda dell’ampiezza della proiezione dell’avversario e dalla posizione che lo stesso subisce nel contatto con la materassina. Quindi il massimo del punteggio (5 punti), si avrà proiettando l’avversario con una forte elevazione e rotazione, ponendolo nella posizione di pericolo. L’Atleta inconcludente o che osteggia l’azione dell’avversario, viene richiamato dall’Arbitro per “PASSIVITÀ'”. Il Regolamento prevede la squalifica immediata dell’Atleta che effettua intenzionalmente prese illegali o assuma comportamenti contrari all’etica sportiva. A conclusione dell’incontro è d’obbligo la stretta di mano tra i contendenti e l’arbitro.

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