Savate

L’origine della Savate viene fatta risalire al parigino Michel Casseux (detto “Pisseau”): nato nel 1794, studiò le discipline di combattimento allora praticate in Francia, semplificandone alcune parti per agevolarne l’apprendimento. Nonostante il successo ottenuto, morì in miseria e la sua opera continuò attraverso un suo allievo, Charles Lecour.
Lecour perse un confronto contro un campione di pugilato inglese e questo gli fece capire qual era il punto debole della savate: la tecnica delle mani era rimasta fino ad allora poco sviluppata, per cui decise di recarsi recarsi in Inghilterra con lo scopo di studiare il pugilato inglese (che, come nella versione moderna, comprendeva solo colpi di pugno); studiò con il maestro Swift e in seguito, ritornato in Francia, potè integrare i due metodi appresi in un insieme armonico.

Ancora oggi, nella tecnica pugilistica della savate, risulta netta l’influenza del pugilato inglese.

Charles Lecour e suo fratello Hubert si impegnarono nell’opera di diffusione della disciplina, tenendo numerose dimostrazioni e ottenendo un buon successo; la savate divenne molto popolare al punto che anche alcuni famosi letterati francesi, come Jules Valles, Alexandre Dumas (padre) e Theophile Gautier diedero spazio alla boxe francese nei loro scritti e alcuni di loro si vantarono anche di essere buoni conoscitori della tecnica,

Contemporaneamente ai fratelli Lecour vissero altri importanti personaggi, come Charles Ducros e Louis Lebucher. Più tardi si inserì la figura di Luis Vigneron, nato a Parigi nel 1827, un gigante di 198 cm per 100 kg di peso. Egli imparò la boxe francese a partire dal 1848 prendendo lezioni nel retrobottega di un mercante di vini, di nome Guerineau. Divenne presto famoso per la sua forza e la sua violenza, imbattibile nei combattimenti sportivi e nelle risse da strada: numerosi i suoi successi contro e pugili d’oltremanica. Tra i suoi successi, i più importanti furono quelli contro Michel Arpin (detto “il terribile savoiardo”) e contro il pugile inglese Dickson, nel 1854. Per la sua mole, Vigneron divenne un fenomeno da baraccone (un parallelo che mi ricorda il pugile friulano Carnera) e perse la vita nel 1871 proprio nel corso di una delle sue esibizioni, schiacciato da un cannone di 305 kg che aveva tentato di sollevare.

Nel 1839 nacque a Parigi Joseph Pierre Charlemont; allievo di Vigneron, iniziò la pratica sin dalla più giovane età tanto che a 22 anni era già maestro d’armi; oltre che al combattimento a mani nude, eccelleva nell’uso della spada, della canne e del baton. Costretto a rifugiarsi in Belgio, continuò la pratica e diffuse con buon successo la boxe francese anche in questa regione. Durante questo periodo, pubblicò il primo scritto tecnico relativo alla Boxe Francese, creando il “Metodo Charlemont”. Ritornato in Francia nel 1879, fondò la sua accademia che per numerosi anni fu considerata il tempio della Boxe Francese. Dalla sua scuola uscirono diversi elementi di spicco tra i quali il figlio Charles, che nel 1883 subentrò al padre nella conduzione della palestra. La sua fama superò presto quella del padre, tanto da essere più volte invitato anche all’estero per stages e dimostrazioni. Sostenne e vinse molti incontri contri i rivali di sempre, i pugili inglesi, vincendo a Londra nel 1887 i giochi della Regina Vittoria.
In seguito fu sfidato dal campione di pugilato Jerry Driscoll, inglese, che voleva dimostrare come il pugilato inglese fosse lo sport da combattimento più efficace. Il confronto ebbe luogo a Parigi e terminò all’ottavo round, ancora con la vittoria del francese.
Vinse anche contro Michel Ginoux, nel 1896, considerato come l’ultimo grande esponente dello chausson francese.

Nonostante i successi ottenuti da questi grandi atleti, la savate entrò in una fase di declino proprio nel momento in cui aveva ottenuto una notevole popolarità: infatti anche la nobiltà cominciò a praticarla ma modificandone la natura e trasformanda in una sorta di danza (certo una disciplina così dura con colpi a contatto pieno non era alla portata di tutti e probabilmente ancora di meno a nobili dalla “pelle fina”, i quali non avevano certo bisogno di far risse per guadagnarsi da vivere).
Per fermare questo processo di declino, nel 1903 la “Federazione Francese delle Società di Boxe Inglese” (Federation Francaise des societes de Boxe) tentò di unire sotto un’unica bandiera le due boxe contendenti, savate e boxe inglese (che nel frattempo si era diffusa largamente, anche grazie al giro di scommesse), ma Charles Charlemont rifiutò tale proposta.

Una nuova spinta venne dalla presentazione come sport dimostrativo alle Olimpiadi di Parigi nel 1924, e dall’organizzazione, nel 1937, del primo campionato di Francia. Questi eventi però non riuscirono a rilanciare la disciplina e l’avvento della seconda guerra mondiale fermò forzatamente l’opera di diffusione.
Alla fine della guerra, il conte Pierre Barozzi (detto Baruzy), di origini veneziane, allievo di Charles Charlemont, contribuì al rilancio della disciplina diventando presidente della commissione di Boxe Francese. Grazie a personaggi come Bernard Plaisait e Marc Kunstlè e all’opera di appassionati e praticanti, oggi la boxe francese savate è largamente conosciuta e praticata, sia a livello dilettantistico che professionistico, anche al di fuori della Francia.

Appunti tecnici

La tecnica pugilistica si rifà, come già detto, a quella del pugilato inglese: diretti, ganci, montanti e swing sono i colpi principali. I contendenti indossano dei guantoni simili a quelli utilizzati nella boxe, ma con un’imbottitura che garantisce maggior protezione.
La savate si distingue dagli altri sport da combattimento similari (kickboxing, thai boxing) anche per il fatto che i pugili indossano, oltre ad una divisa caratteristica (l’accademia), un paio di scarpette, che devono essere liscie e non presentare asperità che possano ferire l’avversario; la scarpetta è inoltre l’unica parte valida utilizzabile nelle tecniche di calcio (mentre nella kickboxing e thai boxing è possibile anche colpire con la tibia o con il ginocchio) e questi accorgimenti ne differenziano la tecnica. Tra le tecniche di calcio più utilizzate ci sono il colpo di piede basso (chiamato anche “Charlemont”), il fouetté (calcio circolare), il chassé frontale (calcio frontale “a spinta”), il chassé laterale (calcio laterale), il revers e il revers de face. Alcuni calci si possono eseguire in rotazione (tournant) e in salto, ma data la difficoltà d’esecuzione il loro uso non è molto frequente.
E’ permesso colpire su tutta l’altezza dell’avversario, alle gambe, al corpo e al viso.

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